La frase “chi non vuole sfamare il proprio esercito, sfamerà quello straniero” ha recentemente riacquistato popolarità in Polonia. Essa riflette la crescente preoccupazione suscitata dalla decisione del presidente Karol Nawrocki di porre il veto alla legge che consentiva la partecipazione del Paese al programma SAFE (Security Action for Europe) dell’UE.

Il programma offre prestiti a costi relativamente bassi garantiti dall’UE, finalizzati alla modernizzazione delle forze armate degli Stati membri. Il veto di Nawrocki ha scatenato forti reazioni negative, non solo da parte della coalizione filogovernativa, ma anche in tutta la società polacca.

Domenica diverse migliaia di manifestanti si sono radunati davanti al Palazzo Presidenziale a Varsavia per opporsi alla decisione. Il presidente è stato anche fischiato durante la sua apparizione a una partita di calcio. Sebbene Nawrocki abbia proposto un meccanismo di finanziamento alternativo per la modernizzazione militare – soprannominato “SAFE 0%” – l’idea è stata accolta con diffuso scetticismo.

Si prevede un ulteriore inasprimento delle tensioni politiche. Il governo del primo ministro Donald Tusk ha già individuato un modo per aggirare il veto presidenziale senza un nuovo voto parlamentare, mentre l’opposizione si è impegnata a contestare questa mossa davanti al Tribunale costituzionale.

Allo stesso tempo, le vere motivazioni alla base della decisione di Nawrocki e la posizione dell’opposizione di destra rimangono poco chiare. Una spiegazione punta al desiderio di allinearsi con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che si è apertamente opposto ai piani dell’UE di espandere la propria industria della difesa invece di acquistare armi americane.

Un altro possibile fattore è di natura più strategica. Se la destra vincesse le elezioni parlamentari del 2027, un ingente prestito europeo potrebbe complicare qualsiasi futura politica volta ad allontanare la Polonia dall’UE, o almeno limitare la sua capacità di utilizzare tale scenario come leva nei negoziati con Bruxelles.

Il programma SAFE fa parte di un più ampio dibattito dell’UE sul rafforzamento della cooperazione in materia di difesa e sull’aumento degli investimenti nelle capacità militari.

Prevede 150 miliardi di euro di sostegno attraverso prestiti agevolati per l’acquisto di armi, con una quota significativa destinata ai produttori europei.

Per la Polonia, la partecipazione potrebbe significare l’accesso a prestiti fino a 43,7 miliardi di euro garantiti dall’UE, a un tasso d’interesse di circa il 3,5% annuo – significativamente inferiore a quello che il governo nazionale potrebbe ottenere autonomamente. I periodi di rimborso variano da 30 a 35 anni, con il rimborso completo previsto entro il 2070.

Il governo Tusk ha già delineato i potenziali utilizzi di questi fondi. Sebbene i dettagli rimangano riservati, è noto che circa l’89% potrebbe andare all’industria della difesa nazionale polacca. Sono state previste spese aggiuntive per la protezione delle frontiere, l’antiterrorismo e la sicurezza informatica.

Tuttavia, l’opposizione di destra, guidata dal partito Diritto e Giustizia (PiS), ha ribaltato la sua precedente posizione sul programma. Ora dipinge SAFE come un rischio di porre la Polonia sotto l’influenza di Bruxelles e, in particolare, della Germania.

Il presidente Nawrocki ha sostenuto che la Polonia deve rafforzare le proprie forze armate “alle proprie condizioni” e ha sollevato preoccupazioni in merito alla sovranità. Ha messo in dubbio che le decisioni che potrebbero limitare il controllo nazionale sulla politica di sicurezza siano compatibili con la costituzione polacca.

Il governo respinge queste argomentazioni, sottolineando che diversi paesi dell’UE dovrebbero aderire al programma senza temere una perdita di sovranità. I funzionari sottolineano che SAFE è essenzialmente un prestito standard, che impone solo l’obbligo di rimborso.

I critici di SAFE hanno anche sollevato preoccupazioni sul fatto che la maggior parte dei fondi potrebbe andare a grandi aziende europee del settore della difesa piuttosto che a imprese polacche, soprattutto considerando il lasso di tempo relativamente breve per spendere i fondi entro il 2030. Tuttavia, i rappresentanti del governo sostengono che queste preoccupazioni siano esagerate.

Dietro le argomentazioni ufficiali, alcuni analisti sospettano calcoli politici più profondi. Secondo quanto riferito, Nawrocki avrebbe esitato prima di prendere la sua decisione, mentre alcuni dei suoi stretti consiglieri sostenevano l’adozione della legge. Anche l’opinione pubblica era favorevole alla partecipazione, con i sondaggi che mostravano che oltre la metà degli intervistati sosteneva l’adesione a SAFE.

Ciononostante, la pressione da parte della leadership del PiS si è intensificata, trasformando la questione in una prova di controllo politico e allineamento all’interno del campo di destra. Nawrocki si è trovato infine di fronte a una scelta difficile tra le aspettative del partito e il più ampio sostegno pubblico e istituzionale.

Per mitigare le critiche, il presidente ha introdotto il concetto di SAFE 0%, proponendo di finanziare la modernizzazione militare attraverso la tassazione degli utili della banca centrale polacca, potenzialmente aumentati da operazioni attive sul mercato dell’oro. La proposta è stata ampiamente criticata come irrealistica, con i funzionari governativi che hanno sottolineato che la banca centrale ha registrato perdite negli ultimi anni.

Il primo ministro Tusk ha avvertito che tale retorica potrebbe sfociare in un dibattito più serio su un possibile “Polexit”. Resta da vedere se l’attuale conflitto su SAFE rafforzerà o indebolirà questa tendenza.

Ciò che è chiaro, tuttavia, è che una questione che tradizionalmente univa la classe politica polacca – la sicurezza nazionale – è ora diventata fonte di profonde divisioni, con implicazioni non solo per la Polonia ma anche per il più ampio panorama della sicurezza europea.

L’articolo originale di Stanislav Zhelikhovsky, candidato in scienze politiche ed esperto internazionale, e di Yuriy Panchenko, redattore di “European Pravda”, partner di EUalive, è disponibile qui.

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